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La prevenzione incendi comprende una serie di provvedimenti atti a prevenire l’insorgere di eventuali eventi che possono avere conseguenze dannose alle persone, ai beni e alle strutture.
Questa serie di provvedimenti, per essere attuati, devono avere una corretta progettazione e tenere conto dell’enorme e vasta sfera di variabili che possono influire sulla struttura.
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La prevenzione avrà dunque lo scopo di rendere difficile l'inizio di un incendio, di rallentare la combustione e, soprattutto, di impedire la propagazione delle fiamme. Ma, naturalmente, tutti i mezzi fisici e chimici che essa mette in opera, non possono sopprimere i fenomeni di ossidazione legati alla natura stessa dei prodotti utilizzati e alle leggi della termodinamica.
Nella lotta antincendio, il mezzo di estinzione più vecchio, l'acqua, resta naturalmente il più utilizzato e anche uno dei più potenti ma da qualche tempo a questa parte, sono nati metodi più specifici: schiume, polveri, acque "leggere", acqua nebulizzata, anidride carbonica, prodotti alogenati, ecc..
Al limite tra la prevenzione e la lotta Antincendio, troviamo i metodi che permettono di rilevare i focolai di incendio non appena si presentano e di impedire la propagazione delle fiamme grazie ad un intervento immediato e, di preferenza, automatico, che renda inerte tutta l'atmosfera dell'ambiente interessato. Si tratta dei sistemi detti a "saturazione totale". In questo campo, i mezzi utilizzati sono: l'anidride carbonica, i gas inerti e gli idrocarburi alogenati. Tra questi ultimi, il trifluorometano o HFC 23 ( formula chimica CHF3), che può essere utilizzato nella protezione delle persone e delle cose.
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